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L’importanza dell’hosting

Mai aspetto fu più sottovalutato dalla maggior parte delle aziende che investono in progetti di web marketing: trattasi dell’hosting, ovvero del servizio attraverso il quale, nella stra-grande maggioranza dei casi, il nostro sito web viene pubblicato sulla rete Internet.
Quanto è importante? Scopriamolo.

Primo aspetto: l’uptime.

L’uptime è inteso come quel valore, espresso in percentuale, che identifica per quanto tempo il mio sito è effettivamente online su base annuale.
Esempio: se in 1 anno il mio sito risulterà offline per 1 giorno intero, il mio uptime sarà pari al 99,73% (1 anno = 8.760 ore, 24 ore di fermo corrispondono a circa lo 0,27% del totale).
Quindi?
Quindi non ci deve interessare granchè questo dato come semplice elemento statistico, ma come “percentuale di rischio” nei confronti del motore di ricerca e dei visitatori.
Ma mentre nel secondo caso l’impatto di eventuali downtime (ovvero l’opposto dell’uptime) è rilevante solo se il mio sito ha un traffico davvero elevato, per quanto riguarda la SEO l’uptime può essere fondamentale.

Molti pensano che Google “visiti” un sito web solo in presenza di aggiornamenti, o ad intervalli più o meno regolari: niente di più falso, le dinamiche sono sconosciute e dipendono da molti fattori, ma posso stare assolutamente certo che se il mio sito rimane offline per 24 ore di fila (esempio precedente), Google lo saprà.
E cosa può succedere?
Nulla se l’evento è occasionale, molto se si ripete nel tempo, perchè di fatto è un indice di scarsa affidabilità di quella risorsa nei confronti dei navigatori.
Riassunto: l’uptime è importante, ma soprattutto gli eventuali disservizi devono essere di durata minima ed occasionale per non creare problemi alla SEO.

Secondo aspetto: la velocità di caricamento.

L’argomento è complicato, perchè la velocità di caricamento di un sito web dipende da innumerevoli fattori, e non certamente solo dalla tipologia di hosting utilizzato.
Tuttavia, è evidente una considerazione: ipotizziamo di avere un server che ospita 100 siti, magari ognuno dei quali si appoggia su almeno 1 database (ovvero, ad oggi, il 90% dei siti web). Se ognuno di essi genera un traffico di 100 visite al giorno, ed ogni visita genera 100 attività del server (sto semplificando per far comprendere al meglio il concetto, ma in realtà sono mooolte di più …) e 50 interrogazioni del database, avrò un totale di 10.000 attività e 5000 interrogazioni del database. Se invece quel server ne ospita 20, con le stesse caratteristiche, questi numeri diventano 2.000 attività e 1.000 “chiamate” al database.
Ma potrebbe anche essere che quei 20 siti generano, in realtà, 500 visite al giorno di media, e allora il discorso cambia.
Un altro elemento da tenere in considerazione è: database e sito sono su un unico server?
Quindi, tutto il lavoro viene svolto da un’unica macchina?
Ed inoltre, ci sono automatismi (chiamati “caching”) che consentono di minimizzare il lavoro del server, ad esempio facendo in modo che se due utenti chiedono la stessa identica pagina, non si vada a generarla due volte ?
Riassunto: bisogna valutare bene, laddove possibile, QUANTI e QUALI siti sono ospitati dall’hosting, se c’è separazione tra “file” server e database, e se esistono ottimizzazioni (cache, CDN e altro) che consentano di alleggerire il lavoro del server. Il resto lo dovrà fare il sito, ovviamente …

Terzo aspetto: la sicurezza.

Che bello avere un sito ottimizzato lato SEO, bello, responsive e molto veloce: già, davvero bello. Ma sapete cosa accade se, un bel giorno, questo sito viene “bucato” ?
Intanto definiamo “bucato”: violato, attaccato. In sostanza, qualcuno è riuscito a modificarne contenuti, codice o altro, prendendone possesso per il tempo necessario a farlo.
E perchè mai qualcuno dovrebbe bucare il mio sito web?
Semplice, per fare spam (quindi intercettare nominativi dal form di contatto ed inviare email spazzatura), per fare phishing (quindi rubare informazioni sensibili sfruttando il mascheramento) o altro.
Sia chiaro, quel qualcuno lo fa di mestiere o per semplice divertimento, non perchè è interessato proprio a voi.
Dicevamo … sapete cosa accade?
Nella migliore delle ipotesi poco, nel senso che appena voi o il vostro provider ve ne accorgete, viene ripulito il sito (o ripristinata una copia di backup) e si è giusto persa qualche visita. Ma non sempre è possibile accorgersene in tempi rapidi, o ripulirlo in tempi rapidi, ovvero prima che il sito finisca in qualche blacklist mondiale.
Parleremo in altra occasione del funzionamento delle blacklist, ma ciò che è importante sapere è che la conseguenza è quasi sempre una forte penalizzazione lato SEO e problemi nell’utilizzo del dominio (quindi anche nell’inviare o ricevere email). In passato, ho avuto clienti che hanno persino dovuto cambiare nome a dominio. Senza contare, ovviamente, i danni di immagine: pensiamo ad un utente che, atterrato sul nostro sito web, visualizza messaggi poco rassicuranti o si accorge di attività “sospette” … probabilmente non tornerà mai più !!!
Riassunto: nessun sito è inviolabile, ma devono essere adottate tutte le misure di sicurezza sia lato software (quindi sul sito) che lato server, e soprattutto bisogna poter contare su un servizio pro-attivo che possa rilevare prima di noi eventuali tentativi di intrusione.

 

Info Autore:
Gerardo Tartaglia
Scheda autore su CS
(Originale)

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