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Come si calcolano le Pageviews? Un excursus fino ai giorni nostri

I Web Beacon sono la soluzione adottata al giorno d’oggi per il conteggio delle visite ad una pagina web. L’evoluzione del web ha determinato l’adozione di questa soluzione, in quanto il semplice hits adottato negli anni novanta non era più adeguato. Vediamo cosa sono e in che modo l’evoluzione ha richiesto la loro adozione.

 

L’importanza delle Pageviews

Ogni campagna SEO che si rispetti misura i risultati ottenuti anche attraverso il conteggio delle pageviews, termine con cui indichiamo genericamente la visualizzazione di una determinata pagina web sul dispositivo (computer, smartphone, tablet, ecc.) di un utente.

Ma ci siamo mai chiesti come questo importantissimo fattore venga effettivamente calcolato?
Sebbene possa sembrare una delle funzioni più semplici, il calcolo delle pageviews è tutt’altro che immediato ed attualmente è il frutto di algoritmi in costante evoluzione per potersi adattare ad un ambiente così rapido e mutevole come Internet.

In principio furono le hits!

Già per le primissime pagine web, agli albori di Internet, il concetto di pageviews era stato correlato al calcolo delle hits, cioè al numero delle volte in cui il server web forniva un determinato file. A quei tempi questo tipo di approccio era più che sufficiente perchè la maggior parte delle pagine web consisteva in un unico file di testo, pertanto il numero delle volte in cui tale file veniva “scaricato” corrispondeva esattamente al numero di volte in cui veniva effettuato un accesso alla pagina corrispondente. Questa variabile veniva memorizzata nel server web in un apposito file log.

Il conteggio delle hits riuscì a servire il delicatissimo compito di calcolo del numero di pageviews sino al termine degli anni ‘90, periodo in cui l’evoluzione di Internet favorì la diffusione di contenuti web sempre più multimediali ed accattivanti: praticamente qualsiasi pagina era ormai una complessa combinazione di testo ed immagini. Attraverso algoritmi un po’ troppo tortuosi e complessi si tentava di stimare la somma di pageviews sempre sulla base delle hits dei corrispondenti files: se il log mostrava ad esempio che i 10 files che componevano una qualsiasi pagina web venivano scaricati dallo stesso indirizzo IP entro un breve lasso di tempo, ciò significava che la pagina era stata aperta nella sua interezza e pertanto contava come una singola pageview.

La necessità di un nuovo sistema

Questo tipo di approccio era però destinato a fallire con l’introduzione di portali web più complessi. Prendiamo in esame il caso in cui un sito web avesse memorizzato – per ragioni di praticità e di performance – i files presenti in una singola pagina web su diversi server, magari appartenenti addirittura a compagnie differenti. L’algoritmo di calcolo delle hits avrebbe dovuto reperire i singoli files dai diversi server nello stesso momento e, ammesso che riesca a farlo agevolmente, tenere in considerazione del fatto che ogni server potesse avere il proprio orologio interno impostato su un orario leggermente sfasato rispetto agli altri. Insomma, un vero e proprio pasticcio!

Era quindi evidente quanto fosse necessario un approccio più moderno, più immediato, più agevole.

I Web Beacon

E la soluzione è arrivata proprio da un concetto di base semplicissimo: applicare un “Web Beacon”, ossia una piccolissima immagine consistente in un singolo pixel, ad ogni pagina del sito. Quando una qualsiasi pagina viene servita dal server, l’hit corrispondente a questa invisibile immagine viene registrata nel file log e considerata come surrogato della pageview.

La maggior parte degli algoritmi per il calcolo delle visite utilizza attualmente questo stratagemma, che permette una ottima approssimazione ed una facilità di implementazione praticamente ineguagliabile in qualsiasi situazione.

 

Info Autore:
Alessio Arrigoni
Scheda autore su CS
(Originale)

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