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Arriva la mannaia per i backlink

Era nell’aria… Google ha annunciato che entro la fine del 2015 il temutissimo algoritmo Penguin si evolverà alla versione 4.0. Cosa significa tutto questo? E perchè il titolo di questo articolo è così drastico? Leggete l’articolo e capirete.

Google Penguin
L’algoritmo Google Penguin viene rilasciato per la prima volta nel 2012, dapprima (come sempre) per il mercato americano e poco tempo dopo anche per quello europeo e mondiale. Sin dal suo annuncio, gli esperti SEO di tutto il globo hanno cominciato a temere per la “mission” che contraddistingue questo algoritmo: intercettare i link sospetti, e penalizzare i siti web che ne abusano. In sostanza, Penguin si basa su tutta una serie di verifiche di ciascun link in ingresso (ed uscita) da un dominio per valutarne la spontaneità, la corretta destinazione e, soprattutto, l’inerenza con i contenuti linkati. Queste verifiche prendono in considerazione moltissimi parametri, alcuni dei quali sono di facile comprensione per chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il mondo Internet, ad esempio:
 

    • anchor text (ovvero il “nome” visualizzato sul link)

 

    • landing page (ovvero la pagina di destinazione del link)

 

    • posizionamento (dove si trova questo link?)

 

    • presenza di altri link

 

    • tipologia del contenuto prima e dopo il link

 

    • e molto altro. Una volta individuate le caratteristiche del link, esso viene classificato come naturale o forzato: teniamo sempre presente che, come dichiarato più volte dagli specialisti Google anche pubblicamente, la compravendita di link ai fini SEO è considerata una “violazione” delle linee guida e genera, se intercettata, una penalizzazione (che, teoricamente, andrebbe a colpire sia il sito che offre il link che quello che ne beneficia)


Chiaramente non tutti i link individuati e classificati come “forzati” generano una penalizzazione: il motore di ricerca, se non ritiene che sia stata commessa una vera e propria violazione, può semplicemente decidere di ignorare quel link, che quindi non porterà alcun beneficio in termini di link building e, quindi, di posizionamento.

Bene… e quindi? Perchè dovremmo temere la mannaia?
La link building costituisce oggi una delle principali attività svolte dai SEO per far crescere la reputazione di un sito web, e di conseguenza il suo posizionamento all’interno della SERP di Google. Fare link building significa creare ed ottimizzare link che partono da siti e contenuti inerenti a quelli che si intende valorizzare, e generano pertanto un trattamento “privilegiato” da parte del motore di ricerca, che constatando la reputazione di quel dominio rispetto ad altri lo premia, migliorandone il ranking. Quindi, in modo del tutto naturale, il flusso dovrebbe essere questo:

1) il sito “x” riceve molti link in ingresso da altri siti e contenuti inerenti, ovvero che trattano lo stesso argomento
2) Google si accorge che risorse sul web stanno valorizzando una o più pagine del sito “x”
3) Google incrementa il ranking della o delle suddette pagine
4) il posizionamento di tali pagine per specifiche keyword che riconducono agli argomenti di cui al punto 1) migliora

Ma cosa accade se i link in ingresso violano le linee guida di Google, e vengono quindi classificati come forzati, non inerenti, o addirittura spam? Arriva la mannaia. La pagina che riceve il link viene penalizzata, e con tutta probabilità esce dalle prime posizioni della SERP. Nella migliore delle ipotesi, invece, i link vengono ignorati e viene quindi meno l’apporto della link building, con conseguente stesso risultato di cui sopra. La differenza, tuttavia, è che recuperare una penalità è molto più complicato che non ripristinare link di buona qualità.
Ora, chiunque di voi abbia un sito ben posizionato su keyword competitive… beh, ha quasi sicuramente un profilo di link building che è stato in qualche modo costruito nel tempo. Vediamo quindi cosa potrebbe succedere.

Penguin diventa “real time & continuos”
Fino ad oggi, il signor Penguin ha eseguito verifiche che potremmo definire “spot”: è come se Google l’avesse attivato in determinati periodi, per poi disattivarlo per un pò di tempo. Riacceso ancora a distanza di qualche settimana (e di qualche perfezionamento…), poi rispento. E così via.
Riprendendo le parole di Garry Illyes (Google Svizzera), il nuovo update trasformerà Penguin in “real time & continuos”: ciò significa, in poche e semplici parole, che esso sarà costantemente attivo, potendo così non solo scansionare la rete a tempo pieno, ma anche intercettare nuovi link nel momento stesso in cui vengono generati! E’ davvero una svolta molto importante, perchè sono davvero pochi i profili di link building che oggi possono considerarsi del tutto “puliti” ed inattaccabili. Le conseguenze di tale cambiamento, quindi, potrebbero essere davvero impattanti sulle Google SERP di tutto il mondo, sopratutto per ricerche di keyword molto competitive, dove l’apporto dei link risulta spesso fondamentale.

Gli addetti ai lavori attendono con discreta ansia il nuovo update, che probabilmente arriverà in Italia nei primi mesi del 2016. Da un lato ritengo che potrebbe essere fatta una buona pulizia, rendendo giustizia e premiando quei siti che oggi offrono contenuti di qualità, buona navigazione, attenzione al visitatore e caratteristiche moderne. Dall’altro, bisognerà capire quanto possa essere accurata l’azione di Penguin, il rischio ovviamente è quello che possano essere penalizzati anche siti che hanno una link building naturale e ben costruita, magari per qualche piccolo “malinteso” che però poi potrebbe costare settimane o mesi di lavoro. Ovviamente speriamo di no… State sintonizzati.

Info Autore:
Gerardo Tartaglia
Scheda autore su CS
(Originale)

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